Gli scalpi nella storia della frontiera americana

A cura di Valentina Santoli

Prendere uno scalpo – clicca per INGRANDIRE
Quando si pensa all’antica usanza di “fare lo scalpo”, generalmente la prima immagine che si crea nella nostra mente è quella dei guerrieri nativi americani, che si procuravano così un trofeo dei nemici sconfitti in battaglia; ciò che invece viene ricordato assai più raramente è che tale costume si diffuse ben presto anche tra i coloni bianchi.
Inizialmente, i nuovi arrivati nel continente lo ritenevano un truce esempio di barbarie ma, dopo aver trascorso un certo tempo in quelle terre selvagge, alcuni iniziarono a considerarlo un modo come un altro di dimostrare l’avvenuta uccisione di un nemico, assai più efficiente del portarsi appresso la sua testa. Leggi il resto

Oklahoma, 1889, la folle corsa alla terra

A cura di Michele De Concilio

Con una sei-colpi appesa al fianco e un Winchester a pompa nelle mani, il giovane mandriano affrontò un altro pretendente illegale. “Siamo arrivati insieme”, gridava il secondo uomo. Pretendeva una suddivisione non equa della lussureggiante distesa verde da 160 acri nella quale si trovavano: a lui sarebbe andata la porzione più grande e al giovanotto, naturalmente, la più piccola. Il ragazzo fu irremovibile: “160 acri o sei piedi, per me è lo stesso…” Alla fine – insieme al suo Winchester – l’ebbe vinta ed ottenne la sua parte del nuovo Eden nella più selvaggia, grandiosa corsa per le nuove terre nella storia degli Stati Uniti. Leggi il resto

Battaglia al Warbonnet Creek

A cura di Isabella Squillari

Buffalo Bill solleva il copricapo di Yellow Hand
All’inizio del luglio 1876, i soldati del 5° Cavalleria del colonnello Wesley Merritt, stanchi e disperati, maledicevano il caldo, la polvere e la loro sfortuna. Per un mese avevano camminato attraverso i deserti del Wyoming e del Nebraska, sopravvivendo con gallette dure e acqua torbida, alla ricerca continua degli Indiani ostili che pare fossero confluiti a nord come un’orda assetata di sangue, desiderosi di unirsi ai Sioux e agli Cheyenne sotto la guida di un grande uomo di medicina chiamato Toro Seduto. Il 5° non trovò Indiani, e certamente nemmeno la gloria, soltanto una successione senza fine di terrapieni sabbiosi e spinosi arbusti di artemisia. Leggi il resto

Akicita, le società guerriere

A cura di Luciano Guglielmi

Gli Akicita dei Lakota che lottarono al Little Bighorn – clicca per INGRANDIRE
Era necessario qualche sistema per incanalare l’audacia impulsiva dei giovani guerrieri, i Sioux trovarono questo sistema con un particolare tipo d’associazione chiamata Akicita. Lo scopo primario di questa società era di servire come circolo: nella tenda ad essa riservata un membro poteva passare il tempo, dormire, mangiare, ballare, cantare e chiacchierare con i compagni. Le società erano private e vi si poteva accedere come membri solo per invito. Ne erano esclusi i colpevoli di viltà ed i guerrieri inetti: “Uomini simili si limitavano a vivere”. Vi era un certo numero di questi circoli in tutti i villaggi, con nomi tipo: Cuori Coraggiosi, Possessori di Corvi, Le Volpi, I Possessori di Lance. Leggi il resto

La battaglia di Maricopa Wells

A cura di Paolo Brizzi
Questa battaglia rappresenta l’ultimo scontro campale combattuto in Arizona tra tribù nemiche ed ha avuto uno spettatore d’eccezione, un uomo bianco che l’ha osservata direttamente e ne ha fatto un preciso resoconto, Isaiah C. Woods.
Woods aveva ottenuto l’incarico di supervisore della linea postale San Antonio (Texas) – San Diego (California), che in Arizona centrale seguiva la pista carovaniera aperta nel Novembre 1846 dal generale Kearney, durante la guerra col Messico, quando si dirigeva con la propria armata verso l’Alta California meridionale.
La pista si portava a Nord di Tucson verso il Gila di cui seguiva il percorso verso il fiume Colorado. La stazione della linea postale era posta a Maricopa Wells, zona così chiamata per la presenza di pozzi scavati dai viaggiatori per l’approvvigionamento idrico, nelle vicinanze dei due villaggi Maricopa. Leggi il resto

Gli indiani e il cavallo


Un indiano Yakima e il suo cavallo – clicca per INGRANDIRE
Chiunque si accosti con passione alla storia del west finisce rapidamente per ritenere che il cavallo e la bravura nell’utilizzarlo siano state prerogative degli indiani americani, che lo adoperavano egregiamente per andare a caccia del bisonte e per combattere contro i nemici. La realtà è un po’ diversa… Leggi il resto

Quando Lincoln tentò di arruolare Garibaldi

A cura di Arrigo Petacco

Abraham Lincoln e Giuseppe Garibaldi
Lo chiamano in dialetto “er campo d’i genchi” quell’angolo dell’incantevole baia di Panigaglia situata nel golfo della Spezia, ma pochi sanno che genchi è semplicemente la deformazione dialettale di yankee e che in quella località, allora appartenente al Regno di Sardegna, aveva la sua base una Task Force della marina degli Stati Uniti cui il governo di Torino aveva concesso ospitalità. Leggi il resto

Mike Fink, lo smargiasso della frontiera

A cura di Paolo Secondini

Mike Fink e il suo battello
Mike Fink (scritto anche Michel Phinck) sarebbe potuto diventare, grazie alla sua straordinaria abilità nel tiro col fucile, un provetto cacciatore; avrebbe potuto, essendo stato un valente esploratore durante la sua giovinezza, fare da guida ai coloni attraverso i territori ancora selvaggi e sconosciuti del West; infine, si sarebbe potuto dedicare, in modo sistematico, alla coltivazione dei campi, avendo svolto per anni e con buoni risultati il lavoro di contadino.
Egli scelse, invece, di fare il battelliere su vari fiumi, tra i quali l’Ohio e il Mississippi, dal momento che c’era da guadagnare abbastanza con il trasporto di merci e persone da un porto all’altro. Leggi il resto

The gunfighter: man or myth?

A cura di Mario Raciti

Per gli appassionati della figura del pistolero, per quelli che ne rimangono affascinati e vogliono saperne di più, questo è il libro perfetto. Joseph Rosa, in Italia conosciuto (dagli addetti ai lavori come noi) per la perla assoluta “I pistoleri. Armi e uomini sulla Frontiera, 1840-1900”, in questo agile libro tratteggia un’anatomia del pistolero con uno stile rapido, senza fronzoli e ben leggibile. Prende il modello base dell’uomo con la pistola, lo descrive, e poi ci scava dentro tirandone fuori ogni dettaglio che lo rende quel che è, e così troveremo prima di tutto una spiegazione culturale e storica del pistolero, poi Rosa si addentra ancor più nel dettaglio e ce lo fa vedere in azione, raccontando le sparatorie e gli sparatori delle città del bestiame, che videro il fiorire della violenza e furono praticamente la casa (e, a volte, la tomba) dei pistoleri più famosi del West (e anche di un’altra miriade meno famosa ma ugualmente letale). Leggi il resto

Corrado Mastantuono, un amico di Farwest.it

Bene, alzi la mano chi non conosce Corrado Mastantuono.
Nessuno eh? Effettivamente il bravissimo Corrado è davvero ben noto tra tutti gli appassionati non solo di fumetti, ma sopratutto di fumetti western!
Non hanno certo bisogno delle nostre lodi sperticate le sue meravigliose e originalissime (oltreché coloratissime) copertine della serie Magico Vento…
Come non ha bisogno di una nostra presentazione la storia western del Texone del 2007 su cui ha messo la sua firma. Troppo bella!
Detto questo è con un enorme piacere che vi sottoponiamo un piccolo dono che Corrado Mastantuomo, disegnatore magnifico, ha fatto a tutti noi di Farwest.it, suoi rumorosi fan.
Ma prima di passare al meraviglioso sketch che a noi ha dedicato, è bene ripassare subito un po’ di biografia. La sua! Leggi il resto

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